Capire e trattare il comportamento auto-lesionista
Scritto da Stephen M. Edelson, Ph.D.
Il comportamento auto-lesionista è uno dei più devastanti comportamenti manifestato dai soggetti con un ritardo nello sviluppo. Le forme più comuni con cui questo comportamento si manifesta sono: sbattere la testa con intenzione, mordersi la mano, massaggiarsi e sgraffiarsi eccessivamente. I fattori che possono scatenare, in un soggetto autistico, un comportamento auto-lesionista sono molteplici, da quelli biochimici ed ambientali a quelli sociali. Il presente articolo ne discute le cause e descrive gli interventi di base.
Analisi funzionale
Inizialmente è necessario condurre un'analisi funzionale con lo scopo di ricavare una descrizione dettagliata del soggetto che esibisce il comportamento auto-lesionista, e determinare così una possibile relazione tra il comportamento auto-lesionista e l'ambiente fisico e sociale (vedi Wacker, Northup & Lambert, 1997). Le informazioni ottenute dalla suddetta analisi funzionale devono comprendere i seguenti dati: Chi era presente? Che cosa è accaduto prima, durante e dopo il comportamento? Quando è accaduto? Dove è accaduto? Le risposte a tutte queste domande possono essere utili per rivelare le ragioni per questo comportamento.
Prima di procedere alla raccolta dei dati è importante definire quale comportamento ci interessa analizzare. L'analisi funzionale dovrebbe concentrarsi su uno specifico comportamento (per esempio il mordersi dei polsi) piuttosto che su una categoria generale (per esempio auto-lesionismo). Raccogliere in un'unica categoria generale i diversi tipi di atteggiamento auto-lesionista può rendere difficile determinare le cause per ciascun comportamento. Possono esistere per esempio ragioni diverse se un bambino si morde il polso oppure si sgraffia (vedi Edelson, Taubman and Lovaas, 1983). Mordersi il polso potrebbe essere una reazione alla frustrazione, mentre un grattarsi eccessivo potrebbe essere indice di una necessità di auto-stimolazione.
Durante la raccolta dei dati dovrebbero essere registrate le caratteristiche salienti del comportamento auto-lesionista, come frequenza, durata e gravità, e le informazioni legate all'ambiente e alla vita sociale del soggetto. Le caratteristiche dell'ambiente che devono essere osservate ed annotate sono il luogo dove è avvenuto (per esempio in classe, a mensa, al parco giochi), il tipo di illuminazione (luce naturale, fluorescente, incandescente), e i suoni (per esempio una falciatrice, un'altro bambino che urla). Si deve anche prendere nota dei nomi delle persone che erano presenti al momento del comportamento, come gli insegnanti, i genitori, i visitatori e gli altri studenti. Si deve prendere nota anche a quale ora è accaduto e in quale giorno della settimana.
Ragioni fisiologiche per il comportamento auto-lesionista
Biochimica
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che il comportamento auto-lesionista si manifesta in presenza di un certo livello di neuro-transmettitori. Il comportamento auto-lesionista può incrementarne la produzione e il rilascio di beta-endorfine, che sono sostanze simili all'oppio che vengono prodotte dal cervello. Il soggetto, per effetto di questo comportamento, prova una sensazione simile all'anestesia e chiaramente non prova alcun dolore mentre impegnato in queste azioni (Sandman e al., 1983). Inoltre il rilascio di endorfine può fornire al soggetto una sensazione di euforia. Questa spiegazione è convalidata dal fatto che esistono farmaci (per esempio naltrexone e naloxone) che bloccano il legame con i siti recettori per l'oppio e riducono con successo il comportamento autolesionista (Herman e al., 1989). La ricerca sulla somministrazione dei farmaci ad animali da laboratorio e soggetti umani ha indicato che il comportamento auto-lesionista è anche associato ad un basso livello di serotonina o un'alto livello di dopamine (DiChiara et al., 1971; Mueller & Nyhan, 1982). Greenberg e Coleman (1976), durante uno studio per ridurre I livelli di serotonina, hanno somminstrato farmaci come la reserpina e la clorpromazina ad un gruppo eterogeneo di ritardati mentali. Questi ricercatori hanno osservato un drastico aumento del comportamento sia aggressivo, sia auto-distruttivo. Farmaci che alzano il livello di dopamine, come le anfetamine e le apomorfine hanno provocato una reazione che ha condotto al comportamento auto-lesionista (Mueller & Nyhan, 1982; Mueller et al., 1982) Coleman (1994) ha studiato un gruppo di bambini con autismo che presentavano bassi livelli di calcio (es. ipocalcinuria) e che curiosamnte avevano la tendenza a infilarsi le dita negli occhi, questo comportamento diminuiva sostanzialmente quando venivano somministrati integratori per sopperire alla mancanza di calcio. Nello stesso tempo veniva notato anche un miglioramento del linguaggio.
Che cosa cercare. Quando il comportamento auto-lesionista è associato ad uno sbilanciamento biochimico, la relazione tra tale comportamento e l'ambiente fisico e sociale del soggetto potrebbe essere di poca rilevanza. Pertanto il problema potrebbe presentarsi nei più diversi ambienti e in presenza di persone differenti. Tuttavia se il soggetto è impegnato in attività come mangiare, giocare, e lavorare su un compito assegnato, il comportamento auto-lesionista potrebbe verificarsi meno frequentemente.
Interventi correttivi. Per normalizzare le condizioni biochimiche del soggetto si può intervenire sia a livello nutrizionale che medico, e questo può ridurre la severità del comportamento auto-lesionista. Sebbene siano spesso utilizzati farmaci per incrementare il livello di serotonina o diminuire il livello di dopamine, l'Istituto di Ricerche sull'Autismo di San Diego ha ricevuto segnalazioni da migliaia di genitori che, dopo aver somministrato ai loro figli la vitamina B6, il calcio e/o il DMG, hanno osservato una drastica riduzione e, in qualche caso, l'eliminazione del comportamento auto-lesionista. I genitori hanno anche osservato che una dieta ristretta come quella senza glutine e caseina, o l'eliminazione di un alimento al quale il bambino aveva mostrato intolleranza, ha ridotto quasi immediatamente la severità dei problemi comportamentali
Convulsioni
Il comportamento auto-lesionista è stato anche associato ad una attività convulsiva riscontrata nel lobo frontale e temporale (Gedye, 1989; Gedye, 1992). I comportamenti spesso associati a convulsioni includono: sbattere la testa con intenzione, schiaffeggiarsi le orecchie e/o la testa, mordersi la mano, colpirsi il mento, sgraffiiarsi la faccia o le braccia e, in alcuni casi, raggomitolarsi su se stessi. Dato che questi comportamenti sono involontari è talvolta necessario limitare fisicamente i movimenti di alcuni di questi soggetti (ad esempio legando le braccia lungo il corpo). Le convulsioni possono iniziare, o essere più evidenti, quando il bambino raggiunge la pubertà poichè subentra un cambiamento ormonale dell'organismo.
Che cosa cercare. Poichè le convulsioni legate al comportamento auto-lesionista sono involontarie, potrebbe non essere possibile stabilire un legame tra il comportamento del soggetto e il suo ambiente esterno. Tuttavia dato che lo stress può innescare una convulsione, potrebbe esistere una relazione tra gli agenti stressogeni nell'ambiente e il comportamento auto-lesionista. Questo potrebbe includere un' eccessiva stimolazione fisica (per esempio un lampo o un rumore), e/o sociale (per esempio rimproveri o richieste eccessive dei genitori). Le convulsioni possono essere indotte anche dal cibo (Rapp, 1991). Se durante la pubertà il comportamento peggiora, si può prendere in considerazione la possibilità di essere in presenza di una vera e propria attivita' convulsiva ed in questi casi è raccomandabile eseguire un EEG.
Terapie. Spesso i farmaci usati per controllare l'attività convulsiva sono associati ad effetti collaterali. È stato dimostrato che il DMG riduce la frequenza delle convulsioni senza produrre alcun effetto collaterale. (Gascon et al., 1989; Roach & Carlin, 1982).
Genetica
Il comportamento auto-lesionista è un fattore comune in diverse malattie genetiche come la Sindrome di Lesch-Nyhan, la Sindrome dell'X fragile, e la Sindrome di Cornelia de Lange. Poichè queste malattie genetiche sono associate ad una qualche forma di danno strutturale e/o disfunzione biochimica, esiste la possibilità del manifestarsi del comportamento auto-lesionista.
Che cosa cercare. I soggetti con la Sindrome di Lesch-Nyhan spesso si mordono le labbra e le dita; quelli con la Sindrome dell'X Fragile mordono qualsiasi parte del loro corpo (incluso labbra e dita); quelli con la Sindrome di Cornelia de Lange spesso si mordono e si colpiscono la faccia.
Interventi correttivi. La terapia preferenziale per questi soggetti è un trattamento biochimico con l'uso di integratori e farmaci, ma possono essere aiutati anche da altri interventi discussi in questo articolo. Per esempio le tecniche di modifica del comportamento potrebbero aiutare alcuni di loro ad inibire gli atteggiamenti auto-lesionisti.
Eccitamento
Si è da sempre ipotizzato che il livello di eccitazione di un soggetto è associato al comportamento auto-lesionista. Alcuni ricercatori hanno osservato che il comportamento auto-lesionista spesso aumenta o diminuisce il livello di eccitazione. La teoria della ipo-eccitazione afferma che alcuni soggetti si trovano, in condizioni normali, con un basso livello di eccitazione e, per aumentare tale livello, innescano un comportamento auto-lesionista (Edelson, 1984; Baumeister & Rollings, 1976). In questo caso il comportamento auto-lesionista potrebbe essere considerato una forma estrema di auto-stimolazione. Al contrario la teoria della iper-eccitazione afferma che alcuni soggetti si trovano, in condizioni normali, con un elevato livello di eccitazione (es, tensione, ansietà) e, per ridurlo, innescano un comportamento auto-distruttivo che aiuta a rilasciare la tensione e/o l'ansietà. Alti livelli di eccitazione possono essere il risultato di una disfunzione fisiologica interna e/o essere provocati da un ambiente che provoca tale stimolazione. È anche possibile rinforzare positivamente la riduzione dell'eccitazione, quindi il soggetto può innescare più spesso un comportamento auto-distruttivo solo quando esposto a stimoli che provocano l'eccitazione. (Romanczyk, 1986).
Che cosa cercare. Per quanto riguarda l'ipo-eccitazione, il comportamento auto-lesionista si verifica quando il soggetto è annoiato o non impegnato in attività stimolanti. Nei casi di iper-eccitazione invece un ambiente particolarmente rumoroso o luminoso può indurre eccitazione e quindi portare ad un comportamneto auto-lesionista. Anche l'interazione sociale può essere percepita come molto stimolante.
Interventi correttivi. Un aumento del livello di attività può essere utile nel caso di un soggetto con ipo-eccitazione. Per esempio si può attuare un programma di esercizi (es. usando la cyclette da camera). Se invece si è in presenza di un caso di iper-eccitazione allora è raccomandabile intervenire per ridurre la sovra-eccitazione prima che sopravvenga il comportamento auto-lesionista. Questo può essere effettuato usando tecniche di rilassamento (Cautela & Groden, 1978), massaggio energico (Edelson e al. 1998), stimolazione vestibulare (King, 1991), e/o rimozione del soggetto dalla situazione stimolante. Il livello di eccitazione può essere ridotto anche dall'esercizio fisico.
Dolore
Un'altra ragione per cui il soggetto può sbattere la testa con intenzione è quella di ridurre un possibile dolore come quello legato a un' infezione dell'orecchio medio o a una emicrania (de Lissovoy, 1963; Gualtieri, 1989). Esiste la convinzione che il dolore associato a problemi gastro-intestinali, come il riflusso acido e il gas, possa essere legato al comportamento auto-lesionista. Inoltre è stato riferito che certi suoni, come un bambino che piange o un'aspirapolvere, possono provocare dolore in alcuni soggetti con autismo. In ogni caso il comportamento auto-lesionista può rilasciare beta-endorfine che attenuano il dolore. Viceversa alcuni soggetti possono tentare di contenere il dolore, in questo caso, stimolare un'area del corpo (facendosi del male) può attenuare il dolore localizzato in un'altra area.
Che cosa cercare. Il comportamneto auto-lesionista, quando è causato dal dolore, si manifesta più sporadicamente. Il soggetto, proprio nei giorni in cui manifesta il comportamento auto-lesionista, può anche mostrare segni di malattia o dolore. In questi casi la storia clinica familiare deve essere controllata per accertare se, per esempio, le emicranie sono frequenti in altri membri della stessa famiglia. Inoltre, quando possibile, è opportuno effettuare un esame dell'orecchio ed una misura della temperatura corporea, per escludere possibili infezioni dell'orecchio medio.
Terapia. In molti bambini il consumo di latticini è spesso associato con le infezioni dell'orecchio medio. Altri cibi presenti nella dieta possono essere responsabili delle emicranie. Inoltre, una carenza di magnesio in alcuni soggetti, sembra essere associata ad un incremento della sensibilità ai suoni. Infatti, integratori alimentari a base di Magnesio sono considerati sicuri e possono ridurre l'eccessiva sensibilità ai suoni di alcuni individui. La dose raccomandata va dai 3 ai 4 milligrammi al giorno per ogni 10 libbre di peso corporeo. Anche gli esercizi di integrazione uditiva hanno dimostrato di ottenere una riduzione della sensibilità ai suoni (Rimland & Edelson, 1994).
Stimolazione Sensoriale
Un eccessivo strofinare o sgraffiare il proprio corpo può anche essere una forma estrema di auto-stimolazione. Il soggetto, in questo caso, potrebbe non percepire stimolazioni fisiche sufficienti dal mondo esterno; pertanto cerca di danneggiare la propria pelle con lo scopo di ricevere una maggiore stimolazione o aumentare il livello di eccitazione (Edelson, 1984).
Che cosa cercare. Il soggetto in questi casi appare insensibile al dolore e, talvolta, anche al semplice contatto fisico. Il comportamento si reduce drasticamente quando il bambino è impegnato in altre attività (come ad esempio giocare, svolgere un compito), perchè la sua attenzione non è rivolta verso il proprio corpo ma altrove.
Interventi correttivi. Il bambino va incoraggiato ad utilizzare metodi alternativi di stimolazione fisica, che non producono danni, specialmente in quelle parti del corpo che solitamente vengono strofinate e sgraffiate eccessivamente. Per esempio è consigliabile usare un vibro-massaggiatore, oppure strofinare un oggetto un po' ruvido contro la pelle (come la pasta di grano duro cruda), oppure usare una spazzola contro la pelle. È stato anche dimostrato che applicando un anestetico per uso esterno sulla zona del corpo che è oggetto di questo comportamento, si ottiene come risultato una riduzione di questo comportamento auto-lesionistico.
Frustrazione
Genitori ed educatori spesso riferiscono che l'atteggiamento auto-lesionista è il risultato di un problema di frustrazione personale. Questa teoria è coerente con il modello tradizionale Frustrazione e Aggressione proposto da Dollard e i suoi colleghi (1939). Situazioni frequenti sono ad esempio i casi di bambini con scarse capacità di comunicazione che sono frustrati dal fatto di non essere in grado di capire che cosa gli viene detto (scarsa comunicazione recettiva), o perchè coloro che si occupano di loro non capiscono le loro richieste. Un altro caso è quello di un soggetto che ha una buona capacità di comunicazione ma non ottiene quello che vuole. Nel seguito vengono discussi più in dettaglio tutti questi casi.
Cause sociali
Comunicazione
I problemi di comunicazione sono stati spesso associati al comportamento auto-lesionista. La mancanza di un'adeguata capacità di comunicazione può infatti condurre un soggetto a manifestare frustrazione e quindi un comportamento auto-lesionista.
Che cosa cercare. Quando il comportamento auto-lesionista compare subito dopo i tentativi di comunicazione con un soggetto che ha scarso sviluppo del linguaggio, si può allora affermare che il problema risiede appunto nella scarsa capacità di comunicazione. Inoltre il comportamento auto-lesionista potrebbe insorgere quando il soggetto, con scarse capacità di comunicazione, cerca di esprimersi magari a gesti e il professionista che lavora con lui non capisce o non risponde in modo appropriato.
Interventi correttivi. Per quanto riguarda lo sviluppo del linguaggio espressivo, questi bambini hanno bisogno di imparare una tecnica di comunicazione funzionale (Dyer & Larsson, 1997). La capacità ricettiva di comunicazione del bambino può essere talvolta inibita dalla presenza di malattie croniche (costante mal di testa, nausea), che gli rendono molto difficile focalizzare l'attenzione su ciò che gli viene detto. La causa potrebbe essere dovuta a qualche intolleranza alimentare. Inoltre è stato dimostrato che gli esercizi di integrazione auditiva (AIT) favoriscono un miglioramento delle capacità ricettive del linguaggio e stimolano la memoria a lungo termine (Edelson e al., 1999).
Attenzione sociale
Sono stati condotti numerosi studi per scoprire i legami tra l'auto-lesionismo e le situazioni sociali in cui si trova il bambino. Lovaas con alcuni colleghi è riuscito a controllare la frequenza del comportamento auto-lesionista, mettendo in atto specifiche strategie di modifica delle conseguenze che il bambino provoca con il suo comportamento (Lovaas et al., 1965; Lovaas & Simmons, 1969). Per esempio, prestare molta attenzione al comportamento auto-lesionista del bambino (es, rinforzo positivo) ne può incrementare la frequenza, mentre quando lo si ignora tale comportamento può diminuire (estinzione).
Che cosa cercare. È necessario osservare come educatori e genitori si comportano con un soggetto subito dopo il comportamento auto-lesionista. Questa attenzione può essere positiva (es, "che cosa vuoi") o negativa (es, "non lo fare"). È da notare che il bambino può interpretare un commento negativo in modo positivo e conseguentemente il comportamento è sempre rinforzato positivamente.
Interventi correttivi. Nei casi in cui il bambino riceve normalmente molta attenzione a seguito del suo comportamento auto-lesionista, allora gli educatori devono correggiere questa tendenza sforzandosi di ignorarlo. Se questo non è possibile perchè il bambino potrebbe farsi del male, allora gli educatori devono intervenire riducendo il più possibile il contatto col bambino e mostrando un'espressione impassibile (cioè senza lasciar trasparire approvazione o disapprovazione).
La coerenza è molto importante in quanto il bambino continuerà con il suo comportamento soprattutto se riceve un rinforzo a fasi alterne e non vi è fermezza da parte degli educatori. Anzi, vi è il rischio che questo comportamento diventi più forte e più difficile da eliminare. Questi bambini devono certamente ricevere tutta l'attenzione che richiedono, come per altro tutti i bambini, ma l'attenzione dei genitori o degli educatori non deve essere legata al comportamneto auto-lesionista. Per esempio il bambino dovrebbe ricevere attenzione quando non è impegnato in un atteggiamneto auto-lesionista (per esempio si può dedicare tempo e attenzione al bambino quando, per almeno 10 minuti, non ha manifestato alcun comportamento di auto-lesionismo). Esistono numerose strategie e programmi ideati da educatori e specialisti per offrire attenzione al soggetto in maniera sistematica così da ridurre questo problema (es, DRO, rinforzo differenziale di altri comportamenti).
Soddisfare le sue richieste
Richiedere qualcosa senza ottenerlo può essere spesso causa del comportamento auto-lesionista (Durand 1986; Durand & Cremmins, 1988). Per esempio, il bambino chiede un oggetto, non lo riceve, e subito inizia l'auto-lesionismo. In certi casi questo comportamento può essere rinforzato positivamente proprio quando il bambino riceve quello che desidera. Un sondaggio di Maisto (1978) ha riportato che solo nel 33% dei casi i soggetti manifestano un comportamento auto-distruttivo perchè "desiderano qualcosa".
Che cosa cercare. Il comportamento auto-lesionista generalmente insorge quando il soggetto vuole qualcosa ma non lo ottiene. Talvolta il soggetto ottiene quello che vuole subito prima o subito dopo l'aver manifestato il comportamento auto-lesionista.
Interventi Correttivi. In questa situazione chi è responsabile dell'educazione del bambino non deve fare concessioni durante, o subito dopo un episodio di auto-lesionismo. La coerenza degli educatori è molto importante perchè questo problema del comportamento continuerà a manifestarsi anche se le concessioni al bambino vengono fatte solo sporadicamente (il problema della discontinuità del rinforzo educativo è stato già affrontato precedentemente in questo articolo). È anche possibile attuare un programma educativo che contempli alcune concessioni al bambino, tuttavia tali concessioni vanno fatte in maniera controllata, sistematica e comunicando al bambino le condizioni che rendono possibili tali concessioni (per esempio stabilire un precisio orario in cui il bambino potrà ottenere ciò che desidera).
Evitazione/Fuga
Alcuni bambini danno inizio ad un comportamento auto-lesionista allo scopo di evitare o sfuggire da incontri sociali indesiderati (Carr et al., 1976; Edelson et al., 1983). Il soggetto in questo caso manifesta questo comportamento auto-lesionista proprio poco prima che avvenga l'inontro indesiderato; in questo modo, spesso il bambino riesce ad evitare l'incontro prima che avvenga. In altri casi, il bambino inizia ad agire in maniera auto-lesionistica per scappare o interrompere il contatto con una persona non gradita che è già in corso. Per esempio, un educatore può chiedere al bambino di svolgere un certo compito (es., interrompere un gioco) che lui non desidera fare, a questo punto inizia il comportamento di auto-lesionismo. Come conseguenza l'educatore tralascia o dimentica la precedente richiesta, in quanto tutta la sua attenzione viene rivolta a interrompere il prima possibile il pericoloso comportamento del bambino.
Che cosa cercare. Nei casi di "evitazione", il bambino da' inizio all'autolesionismo non appena qualcuno entra nella sua stanza o si avvicina. Nei casi di "fuga" il bambino inizia l'auto-lesionismo in presenza di una persona che lui non gradisce. Le richieste fatte da educatori o genitori vengono spesso abbandonate non appena l'auto-lesionismo si manifesta.
Interventi correttivi. In questa situazione è molto importante che gli educatori non lascino cadere o dimenticare la richiesta iniziale, bensì insistano nel richiedere che il bambino esegua quanto gli è stato richiesto. Se il bambino da' inizio all'auto-lesionismo, l'educatore può anche insistere con la sua richiesta durante lo stesso evento; oppure si può anche momentaneamente tralasciare la richiesta, per poter fermare il bambino, ma subito dopo, ripresentare la richiesta e pretendere che venga eseguita.
Osservazioni conclusive
È importante capire che esistono varie ragioni che possono condurre un soggetto verso un comportamento auto-lesionista. Edelson (1983) ha riscontrato tre differenti forme di auto-lesionismo in un medesimo individuo. Un bambino è stato studiato per cinque ore, prendendo nota di tutti i possibili fattori scatenanti e conseguenze del comportamento auto-lesionista. Il bambino ha sbattuto la testa contro le sue ginocchia per attirare l'attenzione; ha pizzicato il suo stomaco quando gli è stato richiesto di svolgere un compito; ha morso il suo polso quando ha richiesto qualcosa ma non lo ha ricevuto.
E' possibile che una forma di auto-lesionismo possa avere più di una interpretazione. Per esempio un soggetto può mordersi il polso se incapace di comunicare le sue necessità, e quando non ottiene quello che vuole. Durante l'analisi funzionale la ragione del comportamento autolesionista può non essere chiara. Considerando I dati ottenuti studiando i bambini con questo problema le ragioni possibili vanno classificate dalla più probabile alla meno probabile. Questa classifica è importante per determinare l'ordine di esecuzione dei vari interventi correttivi. Vari studi hanno dimostrato che contrastare il bambino (ad esempio con una punizione) può ridurre o eliminare il comportamento auto-lesionista perchè gli insegna come auto-regolarsi. Tuttavia contrastare il bambino è da considerarsi come ultima risorsa quando ogni tentativo di ridurre il comportamento auto-lesionista è fallito. Per ridurre comportamenti gravi come l'auto-lesionismo o l'aggressione si è rivelato efficace anche coprire la visuale, per esempio con un pezzo di stoffa o di carta bianca davanti al viso del soggetto (Jones e al. 1991). Altre forme di contrasto che possono essere usate sono: spremere in bocca del succo di limone, spruzzare la faccia del bambino con uno spray di acqua, inclinare il soggetto all'indietro, e in alcuni casi utilizzare una scossa elettrica leggera. Quando si utilizza una strategia di contrasto si deve fare molta attenzione. Per esempio è necessario adottare una condotta coerente che sia comune ai diversi ambienti e specialisti che si occupano del bambino, avendo cura di prevenire eccessi fino al limite dell'abuso.
È possibile definire un intervento appropriato osservando attentamente il comportamento del bambino. Questa strategia è più valida di quella che si affida al concetto cosiddetto "sbaglia e riprova". Infine quando si cerca di capire il comportamento auto-lesionista è importante mantenere un atteggiamento positivo. In molte situazioni qualsiasi comportamento, incluso quello auto-lesionista, può essere controllato.
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